La vita della Chiesa cattolica in Ucraina

L’8 febbraio l’arcivescovo Shevchuk incontra i giornalisti: “Le azioni decise dal Sinodo”. “Siamo al centro di un confronto tra Russia e Occidente”

Exaudi – Catholic News, Andrea Acali


“La paura cresce, ogni giorno riceviamo notizie che dicono che siamo circondati dall’esercito russo. Ieri il ministro della difesa ha detto che ci sono 150.000 soldati russi intorno all’Ucraina nord-orientale e nel Mar Nero. In questo momento di tensione stare con gli amici aiuta molto, dimostra solidarietà, che non siamo dimenticati, mentre la società ucraina si chiede cosa fare per arrestare la violenza, evitare la guerra. E cosa possiamo fare come cristiani per aiutare le vite umane, per contribuire alla pace”. Ha esordito così sua beatitudine Sviatoslav Shevchuk, Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, nell’incontro on line con alcuni giornalisti organizzato dall’Associazione Iscom.  Il presule ha anche la guida dell’arcieparchia di Kyiv, sede propria dell’Arcivescovo Maggiore, e la presidenza del Sinodo della Chiesa greco-cattolica ucraina.

Da 8 anni sotto attacco

Mons. Shevchuk ha ricordato come “da 8 anni l’Ucraina vive sotto l’attacco militare della Russia”. L’esercito prima ha annesso la Crimea, Poi è entrato in Donbass, “importante regione industriale dell’Ucraina orientale. Abbiamo perso circa il 14% del territorio e il 25% del suo potenziale industriale: miniere di carbone e metalli, industria chimica”. Un dramma che ha causato migliaia di morti: “Le cifre ufficiali dicono che sono stata uccise 14.000 persone, la realtà è sempre doppia, forse tripla. Abbiamo due milioni di sfollati interni, anche se siamo stati capaci di affrontare questa crisi umanitaria”.

Un conflitto diverso

Ma ora la situazione è diversa. Secondo autorevoli politologi e diplomatici “l’escalation è diversa da 8 anni fa. Non si tratta più di un conflitto bilaterale. Addirittura, prima la Russia ha sempre negato di essere parte del conflitto. Ha detto che era una guerra civile. Ma le armi russe si trovano dovunque. Agli Accordi di Minsk hanno partecipato Ucraina, potenze occidentali e la Russia, che parlava a nome dei gruppi separatisti. Ora siamo davanti a un confronto tra Russia e Occidente. L’Ucraina assente anche dagli incontri politici. Nell’ultimatum della Russia non si parlava dell’Ucraina ma delle modalità dei rapporti con la Nato. Ovvero con gli Stati Uniti”.

Il risultato è che l’Ucraina “si trova in mezzo a due blocchi che si stanno confrontando e non sappiamo cosa succederà. Si trova all’epicentro geografico, storico, economico e sociale di questo confronto. Siamo sotto imminente e grave pericolo. Una situazione molto fragile e tutti sono consapevoli che può peggiorare in ogni istante”.

Non solo confronto militare

Mons. Shevchuk ha poi sottolineato che “si tratta di una guerra ibrida, composta da almeno da quattro modalità di confronto”. Ora ci si concentra “su quella militare, che cresce in modo sempre più preoccupante”. La seconda è la disinformazione. È una “guerra di propaganda, che in Ucraina è una delle armi più pesanti. Su Internet scrivono russi, americani, tedeschi e la gente è impaurita. Recentemente l’ordine di evacuazione del personale delle ambasciate di Usa, Canada e Gran Bretagna ha avuto l’effetto di una bomba”.

Guerra politica

C’è poi la guerra politica. “Quale sarebbe lo scopo di un’invasione russa? – ha detto l’arcivescovo -Dominare con i carri armati come a Praga o in Ungheria? Forse no, l’Ucraina è troppo grande, per dominarla con le armi servirebbe un milione di soldati. Allora quale sarebbe lo scopo militare? Sembra quello di cambiare il governo per instaurare un regime leale alla Russia e proseguire nella reintegrazione dell’ex Unione sovietica. Gli Stati dell’ex Urss sono considerati spazio vitale dell’interesse geopolitico della Federazione russa e quindi hanno l’interesse a instaurare un regime favorevole anche con la forza. Per noi significherebbe perdere sovranità, indipendenza e libertà. Per le Chiese significherebbe tornare nelle catacombe, perdere la libertà religiosa: ricordiamo bene i tempi dell’Urss”.

Guerra economica

Infine, una guerra economica: “Tutti discutono sul destino di Nord Stream e dei gasdotti dalla Russia. In Occidente conoscete gli effetti dell’aumento del gas. Da noi è un dramma sociale. Chiudono le piccole e medie imprese che usano gas per la produzione. La pressione economica a tutti i livelli si fa sentire e causa l’impoverimento della gente. Secondo un sondaggio di ieri è triplicato il numero di persone non in grado di pagare l’affitto. Come Chiesa, l’anno scorso abbiamo lanciato il programma dar da mangiare agli affamati. Quest’anno è riscaldare chi ha freddo. Molti non hanno mezzi per riscaldare le loro case. La pressione psicologica poi fa sì che la gente ritiri soldi dalle banche, perché il sistema bancario può collassare. In alcune regioni le persone fanno scorta di alimentari. Molti preparano la cosiddetta valigia dell’emergenza. A Kiev sono ricomparsi i rifugi anti-bombardamenti”.

Il ruolo della Chiesa

Un quadro complesso e complicato: in queste condizioni cosa può fare la Chiesa? “Questa domanda – ha detto mons. Shevchuk – è stata al centro della discussione del Sinodo vescovi ucraini la scorsa settimana. Ovviamente dobbiamo fare di tutto per prevenire l’aggravarsi della situazione, la soluzione militare dell’escalation, ma dobbiamo prepararci per non essere presi alla sprovvista. Quale risposta dare? I militari pensano alle armi, i politici ai meccanismi dello Stato perché possa reggere, i diplomatici lavorano fortemente per creare sostegno all’Ucraina. Kiev è diventata la capitale più famosa del mondo per i visitatori diplomatici… Ma noi cosa dobbiamo fare? Abbiamo concordato quattro punti di azione della Chiesa”.

Preghiera per la pace

La prima risposta è la preghiera per la pace. “Ogni giorno alle ore 20 (le 19 di Roma), preghiamo il rosario e migliaia di persone si riuniscono per seguirlo in tv. Chiedo anche a voi alle 19 di pregare almeno un Padre nostro, come ci ha invitato il Papa, nel suo appello per la pace il 26 gennaio. Per noi è stato un momento spirituale fortissimo, a livello universale. Non solo ci ha fatto sentire il Signore presente con noi ma forma menti e cuore. È stato molto confortante sapere che cattolici in Russia pregavano con noi. Mons. Pezzi, metropolita di Mosca ha guidato la preghiera. A Minsk lo stesso ha fatto il nunzio apostolico. È una grande forza, una risposta pienamente cristiana”.

L’iniziativa è partita 8 anni fa “ma è stata rilanciata dopo l’appello del Sinodo nel novembre scorso ed è accompagnata con il digiuno. Ogni eparchia ha un giorno di digiuno. L’altro ieri 36.000 persone hanno pregato accedendo tramite YouTube. Tante anche le iniziative private”.

Solidarietà

La seconda è la solidarietà con chi soffre di più. “Dal punto di vista spirituale e psicologico le persone si sentono di dover fare qualcosa, stiamo organizzando forme di servizio umanitario. La Caritas, con l’esperienza dell’occupazione di Crimea e Donbass ha sviluppato meccanismi molto efficaci”.

Predicatori di speranza

Il terzo punto individuato è infondere speranza. “Dobbiamo essere predicatori di speranza quando i media trasmettono una paura che paralizza. La Chiesa predica speranza, il Signore è con noi, ci salva non dai problemi ma nel mezzo dei guai. L’annuncio del Vangelo apre orizzonti non per distruggere ma per costruire rapporti tra uomini, aiutare chi ha bisogno, costruire una visione positiva del futuro”.

Consolidamento sociale

Infine, il consolidamento della società. “Alla nostra azione proattiva si uniscono non cattolici o non credenti che vogliono fare qualcosa per il bene comune. Questo consolidamento è molto sentito. In base a un’indagine sociologica, gli ucraini hanno dichiarato fiducia in tre enti: esercito, volontariato e chiese. Il 63% riconosce un’autorità morale non tanto a una confessione ma ha in mente il consiglio panucraino delle Chiese. Il 70% degli ucraini sono credenti. Hanno grande fiducia, a volte dico troppa… è una grossa responsabilità ma è un esempio seguito”.

La vicinanza del Papa

L’arcivescovo ha sottolineato che il Papa “segue da vicino la situazione, varie volte ha pregato per la pace in Ucraina, penso al discorso Urbi et Orbi di Natale e questo appello per la giornata mondiale di preghiera è stato molto sentito. È molto preoccupato. A livello diplomatico il Vaticano fa tutti gli sforzi possibili”.

Ma potrebbe fare di più? Non c’è il timore di irritare Mosca, sapendo quanto il Papa tenga ai rapporti con la Chiesa ortodossa russa? “Sentire parole di condanna di un aggressore ingiusto a noi ucraini farebbe piacere ma se la S. Sede le pronunciasse spazzerebbe via ogni possibile mediazione. Lo stile della diplomazia vaticana è sempre di stare sopra il conflitto per avere la libertà di mediare e riconciliare le parti opposte. Ma la S. Sede ci ha aiutato molto per liberare ostaggi, proteggere cattolici nella zona occupata in Crimea, ha fatto tanto per noi, anche non facendo grosse dichiarazioni di condanna”.

I rapporti tra le Chiese

Rispondendo a una domanda di Exaudi sul peso che hanno le relazioni tra le Chiese nell’escalation di tensioni, mons. Shevchuk ha spiegato che “la gente si aspetta dai vertici delle chiese che collaborino per la pace e giudica negativamente ogni tipo di confronto tra le gerarchie. C’è sempre la tentazione di strumentalizzare la religione per scopi politici.

Cito un esempio recente. Abbiamo seguito con grande attenzione la riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu e abbiamo appreso con dispiacere l’intervento del rappresentante della Federazione Russa che ha citato come possibile motivo dell’invasione in Ucraina il conflitto tra le chiese ortodosse. Questo ha provocato rabbia tra gli ortodossi ucraini. Non c’è una guerra religiosa tra ortodossi, fanno di tutto per assicurare la pace religiosa come elemento importante per la sicurezza nazionale. Lo capiscono tutti. Emerge anche dall’indagine che ho citato. Penso che se tutti ascolteremo voce del popolo andremo sulla strada giusta”.

Quanto al possibile ingresso dell’Ucraina nella Nato, l’arcivescovo ha ricordato che non si tratta di un suo parere personale: “Nella Costituzione ucraina c’è il progetto di far parte dell’Unione Europea e della Nato. Non dipende da me. Più cresce la minaccia russa, più l’Ucraina cerca alleati. Prima dell’aggressione la maggioranza non vedeva l’ingresso nella Nato come una soluzione. Questo sentimento è cresciuto dopo invasione”.

Un viaggio del Papa?

Infine, sulla possibilità di un viaggio del Pontefice, mons. Shevchuk ha ricordato che “Papa Francesco è considerato la più grande autorità morale del mondo, non solo dai cattolici. E la gente pensa che se verrà in Ucraina la guerra finirà. Per questo speriamo in una sua visita”.

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