Le relazioni tra Santa Sede e Cipro

da Exaudi, Catholic News, articolo di Andrea Acali


Due importanti novità arrivano dal governo di Cipro alla vigilia del viaggio del Papa nell’isola. La prima è che il presidente Nikos Anastasiades annuncerà durante la visita la donazione del terreno su cui sorgerà la nuova nunziatura apostolica. La seconda è che quando tornerà a Roma, il S. Padre porterà con se un gruppo di profughi, in gran parte siriani, ai quali il governo cipriota ha fornito i documenti. Di questo viaggio ancora non sono noti i dettagli logistici.

Le notizie sono state confermate durante un incontro con alcuni giornalisti, organizzato dall’Associazione Iscom, da mons. Georgios Armand Houry, sacerdote cipriota, fino al 2007 segretario economo dell’Arcivescovado maronita di Cipro. Attualmente svolge il suo ministero nella diocesi di Brescia.

Nuova nunziatura

La costruzione della nuova sede diplomatica “è un riconoscimento molto importante per la comunità cattolica. Fino ad oggi a Cipro c’era soltanto un vicario della nunziatura, che si trova a Gerusalemme. Ora avremo una rappresentanza stabile”.

Il sacerdote maronita ha evidenziato due problemi con cui si trova a fare i conti la piccola isola del Mediterraneo. Il primo è la divisione tra nord e sud, il secondo è quello dei migranti.

La divisione di Cipro

Dal 1974, con l’invasione turca, la parte settentrionale del paese, il 37% del territorio, è occupato. Sono 40.000 i militari turchi presenti sull’isola a difendere uno Stato che non è riconosciuto dalla comunità internazionale, a parte la Turchia. In quell’area c’erano quattro villaggi di maroniti che sono stati costretti ad abbandonare le loro case spostandosi nella zona greco-cipriota. Ora la loro presenza è ridotta a poche centinaia di persone.

“È un problema politico irrisolto ma è necessario che prima possibile i cristiani maroniti possano tornare nei loro villaggi al nord” ha evidenziato mons. Houry. Soprattutto dopo che gli ultimi colloqui, ad aprile, per trovare una soluzione politica al problema sotto l’egida dell’Onu si sono conclusi con l’ennesimo fallimento. È quanto hanno riferito al Papa nei giorni scorsi durante un incontro in Vaticano l’arcivescovo maronita, mons. Selim Jean Sfeir, eletto a settembre, e il deputato maronita Musa.

La questione dei migranti

Alla divisione dell’isola è indirettamente legato il problema dei migranti, che sbarcano senza controlli nella parte turca, per poi finire nella parte greca, che è territorio dell’Unione Europea. Non si tratta di numeri in assoluto molto rilevanti ma pesano in percentuale, considerando che la popolazione della parte greca di Cipro è di circa 800.000 abitanti e in base agli accordi il Paese può accogliere al massimo 1000 rifugiati.

Nell’isola c’è un solo campo profughi. Sono la Caritas e le suore di San Giuseppe, che hanno un centro a Nicosia, dove arrivano soprattutto asiatici, a curare l’accoglienza.

I contrasti tra nord e sud

Sul piano diplomatico al momento non ci sono reazioni alla visita del Papa. “La parte turca – spiega mons. Houry – vive un periodo difficile sul piano economico, legato alle difficoltà della Turchia, da cui dipende per l’acqua, l’elettricità e gli aiuti. L’opposizione ha chiesto che anche il nord adotti l’euro al posto della lira turca. Ma dal 2017 la situazione purtroppo è peggiorata, principalmente per due motivi.

Il primo è la scoperta, nel 2010, di un enorme giacimento marino di gas e petrolio nella parte sud di Cipro. Il governo ha stretto accordi con Israele ed Egitto ma la Turchia è ovviamente molto interessata a queste risorse e questo ha portato a grandi tensioni anche con la Grecia. Il secondo è il crescente nazionalismo di Erdogan che influisce pesantemente sulla parte turco-cipriota. Dopo il fallimento dei colloqui di aprile, ad esempio, la Turchia ha iniziato a installare una base militare di droni nella città fantasma di Famagosta (i suoi abitanti sono stati praticamente tutti cacciati), da cui punta a controllare l’intero Medio Oriente”.

I rapporti religiosi

Sul piano religioso, invece, la convivenza è ottima non solo con gli ortodossi, che sono la maggioranza, ma anche con gli islamici. “C’è un comitato misto – spiega mons. Houry – a cui partecipano ortodossi, cattolici latini e maroniti, armeni e l’imam di Cipro che ha lavorato molto bene sia in occasione della visita di Benedetto XVI dieci anni fa che in successive occasioni”.

Messaggero di pace

In questo quadro complessivo, “la visita del Papa è un messaggio di speranza. Il S. Padre parla sempre di pace, e la pace non ha bisogno di tante spiegazioni, è pace per i cattolici, gli ortodossi e i musulmani. La pace significa la speranza di poter unificare l’isola e vivere in un posto in cui possano essere rappresentate le due comunità, greca e turca, sotto un solo governo centrale. Penso – conclude il sacerdote maronita – che il Papa con il suo messaggio e la sua presenza potrà dare un grande contributo a questo cammino”.


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