L’Economia di papa Francesco. Incontro con suor Alessandra Smerilli

«Un nuovo modello mondiale che liberi i poveri dalla schiavitù della miseria e metta l’uomo, e non il profitto, al centro. Finanza etica, presenza femminile ai vertici aziendali e istituzionali, sobrietà e protagonismo dal basso a cominciare dalle reti di consumatori». 

È uno dei passaggi chiave di Suor  Alessandra Smerilli  all’iniziativa Iscom ( #Papalino , 19 febbraio) su The Economy of Francesco, il raduno  dal 26 al 28 marzo 2020 ad Assisi di giovani economisti e imprenditori dei cinque continenti per «fare un “patto” per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani», come annunciato dal Papa. 

Tra i protagonisti della tre giorni, fin dalla fase preparatoria, Alessandra Smerilli, suora salesiana delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Ordinario di Economia politica alla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium di Roma, consigliere di Stato della Città del Vaticano e consultore della segreteria del Sinodo dei vescovi.

Diversi i temi toccati al  #Papalino , anche grazie alle sollecitazioni dei giornalisti presenti. Ne richiamiamo sinteticamente quattro.

Il mercato e i due Papi

Papa Bergoglio nell’enciclica Laudato Si’ ha espresso il messaggio profetico secondo cui tutto è connesso: l’ecologia e l’economia, il lavoro e la spiritualità. «Esiste una continuità – osserva Suor Smerilli – con la Caritas in Veritate di Papa Ratzinger. La questione non è avere più o meno mercato. Il nodo è la natura del mercato e anche la sua declinazione reale, nelle diverse fasi storiche. Papa Ratzinger si è soffermato sul tema cruciale della vocazione del mercato, definendolo come istituzione, se c’è fiducia generalizzata, che permette l’incontro tra le persone. I pontefici non sono economisti. I pontefici sono pastori che dichiarano la loro visione del mondo e manifestano le loro preoccupazioni. Come, di fronte ad alcune forme inaccettabili di realizzazione del mercato, ha fatto nella Evangelii Gaudium Papa Bergoglio, con il concetto molto forte del no all’economia che uccide, l’economia delle diseguaglianze, e del sì, per citare le sue parole “all’economia che fa vivere, perché condivide, include i poveri, usa i profitti per creare comunione”».


Disuguaglianze 

Suor Alessandra si sofferma sulle differenti declinazioni della diseguaglianza: diseguaglianze economiche, ma anche diseguaglianza fra uomo e donna, pure nella Chiesa dove «c’è poco spazio per le donne a livello di struttura e di gerarchia. Papa Francesco sta facendo molto per aumentare questo spazio. La diversità dello sguardo garantisce scelte più universali».

Sotto il profilo economico, l’Occidente ha ridotto la povertà. La globalizzazione trainata dall’Europa e dagli Stati Uniti ha creato le condizioni per la crescita economica di pezzi interi del mondo. «Ora però l’Occidente – a suo giudizio – deve diminuire le disuguaglianze. Gli oligopoli economici e reddituali, tecnologici e culturali hanno aumentato la concentrazione di risorse, di potere e di influenza nelle mani di poche strutture e di poche persone, per cui  serve una governance internazionale che costituisca un argine e può essere decisivo favorire una maggiore e più determinante presenza femminile ai vertici di imprese e Stati». E un’equa distribuzione di risorse: «La nostra preoccupazione dovrebbe essere per il livello dei consumi dei poveri. E le differenze di stili e standard di vita sono più importanti delle differenze di reddito. Va scardinato il sistema che rappresenterebbe il migliore dei mondi possibili, secondo cui più i ricchi si arricchiscono meglio va la vita dei poveri».


Critica dei postulati classici

Il tema evangelico della visione dell’economia nella missione della Chiesa s’incrocia con il profilo culturale della ricerca economica. C’è una relazione fra il magistero ecclesiale e la critica ai metodi classici della costruzione del pensiero economico. Tra i fondamenti culturali dell’economia che non la persuadono, Suor Smerilli denuncia innanzitutto l’idea che l’economia sia come la fisica, regolata da leggi naturali, quasi che sia una scienza esatta.

In secondo luogo il principio di razionalità, secondo cui gli operatori economici assumono le proprie decisioni sempre in maniera razionale. Infine, il concetto di equilibrio ottimale dell’allocazione delle risorse che ne discende: «L’idea secondo cui il soggetto non è una persona ma una monade che pensa a sé ed è opportunista non è soltanto alla base della teoria economica classica, ma viene anche trasmessa agli studenti, condizionando la loro cultura e plasmando la loro visione del mondo. Sarà forse un caso, ma la prima donna a vincere il Nobel per l’Economia – Elinor Ostrom – si è occupata di beni comuni».Complice una domanda sul suo percorso di accademica, l’economista Smerilli confida: «La mia vocazione all’economia nasce all’interno del percorso di obbedienza. Io pensavo di iscrivermi a psicologia o a scienze dell’educazione, per lavorare con i ragazzi delle periferie. La mia madre superiora Vera Vorlova, una ceca molto lungimirante, mi chiese di pensare alla facoltà di economia perché, a suo avviso, l’economia sarebbe stata sempre più centrale. Non mi era mai venuto in mente. Di primo acchito mi sentii persa. Poi, però mi fidai e mi affidai. Dissi di sì, facendo notare che se si pensava a compiti gestionali non avrei garantito nulla, dato che non ho spirito pratico. E, così, eccomi qui».


La finanza etica

La strada principale, secondo la professoressa Smerilli, è quella di rafforzare « i fondi etici », quelle forme cioè di investimento che tengano conto di determinati parametri sociali e ambientali. I risparmi non dovranno essere indirizzati, per esempio, a settori come «il gioco d’azzardo, lo sfruttamento minerario, i titoli petroliferi, la produzione di armi e di mine anti-persona», scegliendo invece «fondi decarbonizzati», quelli che promuovono la riduzione di emissioni inquinanti, l’uso efficiente dell’energia, salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. «Se i più grandi fondi a livello mondiale, come BlackRock e Vanguard Group, stanno iniziando a valutare l’opportunità di tali investimenti, allora i tempi sono maturi per un cambio di paradigma». La regola generale del Mahatma era: «Il meno va preferito al più». Nel senso che, «quando è possibile è più intelligente avere meno cose, svuotarsi invece di riempirsi, utilizzare l’essenziale e non il superfluo. Perché devo avere cinque beni se me ne bastano quattro? Il di più non è segno di abbondanza ma di spreco, e quindi di irrazionalità, di stupidità». È l’opposto della «legge che abbiamo posto a fondamento del capitalismo. L’intero sistema commerciale e pubblicitario si basa sull’insaziabilità dei consumatori. È meglio prenderne tre e pagarne due».

Antonino Piccione

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