Il viaggio del Papa in Giappone

“Personalmente, spero che il Papa sia accolto dal popolo giapponese come un punto di riferimento morale”. Akira Kirishima, sacerdote della diocesi di Kagoshima, ha risposto alle domande dei giornalisti riuniti al Papalino di Borgo Pio, dove Iscom organizza una volta al mese colazioni di lavoro per giornalisti con esperti dei vari temi di attualità nella Chiesa cattolica.

In questo caso, l’incontro informale con don Akira è stato organizzato in previsione del viaggio che papa Francesco farà in Giappone nel novembre 2019. 

Dopo aver delineato il quadro generale della situazione della Chiesa cattolica in Giappone (la Chiesa è strutturata in 16 diocesi e 3 arcidiocesi, dove i cattolici rappresentano lo 0,3% della popolazione totale), don Akira Kirishima ha voluto riflettere sulla situazione dei cattolici giapponesi e su quanto ci si aspetta dalla visita del Pontefice.

“Fu San Francesco Saverio che per primo portò la fede a questi popoli dell’Asia nel XVI secolo. Tuttavia, dopo le persecuzioni avvenute nel XVII secolo e la chiusura del paese all’Occidente, il Giappone era praticamente privo di sacerdoti per guidare il popolo e impartire i sacramenti”. Nonostante ciò, ricorda don Akira, “in molti luoghi rimasero piccole comunità, anche senza pastori, fedeli alla fede cattolica trasmessa dai primi missionari. Oggi, Tokyo e Nagasaki sono i due luoghi dov’è concentrato il maggior numero di cattolici”.

Molte delle congregazioni religiose che vi sono arrivate per evangelizzare dopo San Francesco Saverio (Francescani, Cappuccini, Gesuiti, ecc.) sono ancora oggi presenti. Queste congregazioni hanno fondato nel tempo scuole e ospedali, spiega Don Akira, “che in molti casi continuano ad esistere”. 

Dopo l’apertura del paese al mondo esterno nell’Ottocento, la comunità cattolica – ricorda il relatore – “finora non è cresciuta molto, in parte a causa delle differenze culturali e di costume, e in parte perché la società giapponese è caratterizzata dall’indifferentismo religioso e dal diffuso relativismo morale. Il diffuso benessere sociale ed economico ha fatto sì che il giapponese medio si è allontanato dalla fede. Secondo Akira, “non ci sono standard morali socialmente accettati anche tra i rappresentanti di altre religioni. Le due religioni principali in Giappone sono lo shintoismo e il buddismo (le due autoctone), anche se è comune che la stessa persona si riconosca allo stesso tempo come buddista e shintoista. La pratica religiosa è spesso limitata ad una serie di riti legati a momenti specifici della vita e delle tradizioni della famiglia: momenti di festa, di morte, di sepoltura, ecc.

La visita del Papa in Giappone

Con un viaggio simile a quello compiuto da Papa Giovanni Paolo II durante la sua visita nel 1981, si spera che la presenza del Papa rafforzi e animi la fede della Chiesa cattolica giapponese. Don Akira riconosce che “sarebbe importante se il popolo giapponese riconoscesse in papa Francesco un punto di riferimento morale, perché il Giappone ne ha bisogno”.  

D’altro canto, il popolo giapponese ha recentemente subito una serie di catastrofi (tsunami , scarichi radioattivi), le cui conseguenze sono ancora in corso. Ci sono anche alcune questioni specifiche che riguardano in particolare la comunità giapponese e cattolica: “la persistenza della pena di morte, l’alto numero di suicidi e aborti, e i problemi legati ai pericoli per la salute e la sicurezza dell’energia nucleare possono essere problemi a cui il Papa farà riferimento”, ha concluso il sacerdote della diocesi di Kagoshima. 

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